Quando l’apostolo Paolo scrive la lettera ai Romani siamo con tutta probabilità nell’inverno del 58 d.C. a Corinto, città portuale della Grecia.
Egli non conosceva la comunità cristiana di Roma e desiderava vivamente visitarla (Romani 1:11)
L’apostolo delle genti infatti ha progettato un viaggio missionario che lo dovrebbe portare nella penisola iberica, in Spagna, dove il Vangelo sembra non sia stato ancora predicato (Romani 15:20).
Prima di proseguire alla volta della Spagna, egli intende passare da Roma. Per questo motivo, egli invia un’epistola per mano della sorella Febe che raccomanda ai fratelli Romani con queste parole: “Or io vi raccomando Febe, nostra sorella, che è diaconessa della Chiesa che è in Cencrea, affinchè l’accogliate nel Signore come si conviene ai santi, assistendola in qualunque cosa avrà bisogno di voi, perché ella ha prestato assistenza a molti e anche a me stesso” (Romani 16:1-2).
L’epistola che la diaconessa Febe porterà a Roma palesa i desideri di Paolo, che spera vivamente di giungere finalmente nella terra italica. Leggiamo le parole eloquenti dello stesso Paolo: “Ma ora, non avendo più luogo da evangelizzare in queste contrade, e avendo da molti anni un grande desiderio di venire da voi quando andrò in Spagna verrò da voi; passando, spero infatti di vedervi e di essere accompagnato da voi fin là, dopo aver goduto un poco della vostra compagnia. Ma ora vado a Gerusalemme per sovvenire ai santi, perché a quelli della Macedonia e dell’Acaia è piaciuto di fare contribuzione per i poveri che sono tra i santi in Gerusalemme” (Romani 15: 23-26).
Paolo aveva visitato le chiese della Macedonia e dell’Acaia in Grecia, e, prima di recarsi a Roma, doveva compiere una visita a Gerusalemme per portarvi una sovvenzione per i poveri ivi residenti.
Gli Atti degli apostoli c’informano del ritorno di Paolo a Gerusalemme, del suo arresto nel tempio, del suo discorso di difesa davanti al popolo e davanti al Sinedrio, e altresì della sua “custodia cautelare” nella fortezza di Gerusalemme ordinata dal tribuno che aveva arrestato Paolo nel tempio.
Proprio mentre l’apostolo si trovava rinchiuso nella fortezza, nel cuore della notte, il Signore si presentò a lui e gli disse: “Paolo coraggio, perché come tu hai reso testimonianza di me in Gerusalemme, così bisogna che tu la renda a Roma” (Atti 23:11).
In un momento di grande prova, in cui Paolo rischia la propria vita a causa dell’odio velenoso dei giudei, finalmente l’apostolo riceve la conferma e il sigillo di approvazione al suo grande desiderio di andare a Roma. Il vivo desiderio espresso per via epistolare qualche mese prima nella lettera ai Romani sembra finalmente realizzarsi. Paolo, incoraggiato da Gesù stesso, ormai vede allargarsi il suo orizzonte missionario fino a Roma.
Purtroppo non mancano i nemici per l’apostolo, il quale dovrà scampare miracolosamente a una congiura di più di quaranta giudei fanatici, grazie all’intervento del nipote e alla prontezza del tribuno, che trasferisce Paolo a Cesarea con una scorta di duecento soldati, settanta cavalieri e duecento lancieri (Atti 23:12-24). Quale enorme scorta fu impiegata per il trasferimento dell’apostolo sino a Cesarea! Una scorta eccezionale per un uomo straordinario, che quando usciva dalla fortezza gerosolomitana sembrava essere un sovrano con il suo lungo seguito di servi e soldati. Questo è il trattamento speciale riservato da Dio ai suoi servi!
Giunto a Cesarea – dove rimarrà per due anni di detenzione preventiva – Paolo compare davanti al governatore Felice prima, e al governatore Festo dopo, davanti al quale si appella al giudizio dell’imperatore, avvalendosi, in qualità di cittadino romano, della provocatio ad Caesarem (vedi Doc. III). Grazie a questa sua richiesta, che non poteva rimanere inascoltata, l’apostolo della Cilicia sarà condotto a Roma, dove giungerà dopo una burrascosa navigazione. Nella grande metropoli italica, ormai giunta ad essere caput mundi, Paolo soggiornerà prigioniero in una casa presa in affitto per due anni.
La narrazione lucana degli Atti si conclude così: “E Paolo rimase due anni interi nella casa che aveva preso in affitto e accoglieva tutti coloro che venivano da lui, predicando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo con tutta franchezza, senza alcun impedimento” (Atti 28:31).
B) Il contenuto principale del Corso “Alle radici della dottrina apostolica”.
Nel Corso “Alle radici della dottrina apostolica”, attraverso lo studio dell’epistola ai Romani, toccheremo il “cuore e il midollo” della dottrina degli apostoli.
Nel XVI secolo il grande riformatore Martin Lutero (1483-1545) diede inizio alla riforma protestante in Germania proprio grazie ad un esame accurato della Sacra Scrittura e, in special modo, dell’epistola ai Romani ch’egli definì appunto “cuore e midollo” di tutti i libri della Bibbia.
Il riformatore tedesco, già monaco agostiniano, in un epoca di gravissimo disordine morale e spirituale – il tempo in cui si mercanteggiava il perdono, venduto dietro il pagamento dell’indulgenza (vedi Doc. I)- comprende che la salvezza non è conseguita mediante i sacrifici o le opere meritorie dell’uomo, ma soltanto per mezzo della fede nel sangue della croce.
Uno dei temi centrali dell’epistola è proprio quello della salvezza per grazia dei peccatori che credono, messa in atto da Gesù Cristo, il Figlio di Dio: “Poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono gratuitamente giustificati per la grazia mediante la redenzione che è in Cristo Gesù” (Romani 3:23-24).
Questo argomento sarà il cardine su cui ruoteranno le attività didattiche della Scuola di discepolato 2002, senza alcuna pretesa di essere esaustivi su una tematica e complessa e così profonda.
Tuttavia, si cercherà di trattare con scrupolo ed attenzione gli argomenti inseriti nelle quattro unità didattiche.
Nella prima unità didattica, dal titolo “ L’apostolo Paolo e la chiesa di Roma”, focalizzeremo l’attenzione su i seguenti nuclei concettuali:
ü L’amore di Paolo per i fratelli romani e la brama intensa di vederli.
ü La fede dei Romani pubblicata in tutto il mondo.
ü Gli impedimenti dell’apostolo che è pronto ad evangelizzare anche a Roma.
La prima unità didattica si concluderà con il riferimento al soggetto centrale dell’epistola che si concentra nel verso “Il giusto vivrà per fede” (Romani 1:17).
Nella seconda unità didattica, intitolata “La rivelazione di Dio e l’empietà degli uomini”, si argomenterà innanzitutto sull’ira di Dio manifestata sopra ogni empietà e ingiustizia, sulla rivelazione delle “qualità invisibili di Dio” attraverso la creazione del mondo, sugli uomini che hanno cambiato la verità di Dio in menzogna, e che, abbandonati a se stessi, sono precipitati negli abissi dell’immoralità e della perversione.
La terza unità didattica, intitolata “La giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo”, verterà sull’argomento principale di tutta l’epistola, vale a dire sulla peccaminosità di tutti gli uomini che produce la separazione da Dio e dalla sua gloria, e sulla salvezza gratuita mediante la grazia di Gesù Cristo. L’apostolo Paolo si sofferma sulla natura dell’uomo peccatore rappresentandola come una natura debole e caduca, perché macchiata sino alle viscere dal peccato adamico.
In questa unità didattica scorgeremo l’uomo nella sua reale identità, che è quella di essere – per dirla secondo l’etimologia del termine greco amartolòs – un “mancatore del bersaglio”, un soggetto che, pur avendo buone aspirazioni nella sfera della volontà, non riesce a realizzare quanto si propone a causa della fragilità e della peccaminosità connaturate nella sua anima. Con la quarta unità didattica, intitolata “La libertà della gloria dei figli di Dio”, concluderemo il nostro breve percorso di studi occupandoci soprattutto del destino glorioso dei figli di Dio riscattati dall’autorità del peccato e resi liberi in Cristo. Infatti, proprio per coloro che sono stati redenti dalla grazia di Cristo, ci sarà un cammino irto di sofferenze e tribolazioni che però condurranno, alla fine, alla gloria di Dio. Ci soffermeremo sull’aspettazione cosmologica ed escatologica del creato, che è fondamentalmente l’entrata nella gloria dei figli di Dio.
Infine avvicineremo, sfiorandoli, il concetto di redenzione del corpo, di preconoscenza, di predestinazione, di chiamata, di giustificazione e di glorificazione.
Ma, prima di iniziare il nostro corso di studi, preghiamo il nostro Maestro Gesù di aprire le nostre menti per la comprensione dei suoi insegnamenti.
Al Rabbi Gesù, Signore della gloria, siano lode ed onore.
Dr. Domenico Solina
Presentazione
a) Il Corso: i tempi, le metodologie e gli strumenti.
Il Corso “Alle radici della dottrina apostolica” si articolerà in sei incontri, in cui si svolgeranno quattro lezioni frontali e due prove di verifica degli apprendimenti.
Innanzitutto, ci preme sottolineare che il corso di studi, così com’è strutturato, non pretende di essere esaustivo su argomenti e problematiche dottrinali e teologiche di così grande spessore. Sappiamo infatti, che già nei primi secoli dell’era cristiana, l’epistola ai Romani è stata oggetto di studio e di approfondimento da parte di numerosi dottori e padri della chiesa, e, successivamente, da parte di teologi e riformatori.
Tra questi riformatori Martin Lutero e Giovanni Calvino.
Il Corso comprende quattro unità didattiche e vuol essere essenzialmente una porta d’ingresso allo studio più attento e scrupoloso di un’epistola ricca di dottrina e non sempre di facile comprensione. Per tali motivi il Corso è stato intitolato “Alle radici della dottrina apostolica” ovvero "Introduzione allo studio dell’epistola ai Romani dai testi originali".
Come risulta chiaramente dal titolo stesso, l’approccio alle Sacre Scritture si realizzerà attraverso un contatto diretto –il più diretto possibile- con i testi originali in lingua greca, affinché si possa pervenire ad una conoscenza più accurata e pregnante dell’orizzonte socioculturale in cui vissero i primi apostoli, e ciò avverrà proprio attraverso l’analisi di termini chiave sia del mondo e della cultura greca, sia della dottrina apostolica.
Non possiamo infatti separare in alcun modo gli apostoli e le loro formulazioni dottrinali dal contesto storico e sociale in cui vissero ed agirono. L’analisi ragionata dei vocaboli greci è quindi fondamentale per la comprensione del testo esaminato.
Pertanto ogni vocabolo del testo originale sarà come una finestra aperta per gettare un’ulteriore luce su aspetti storici e dottrinali dell’epistola.
La traduzione letterale è peraltro funzionale ad un approccio immediato e diretto con il pensiero dell’apostolo Paolo.
b) Struttura del “Quaderno di lavoro” per l’introduzione allo studio dell’epistola ai Romani.
Il “Quaderno di lavoro” d’introduzione allo studio dell’epistola ai Romani è strutturato in cinque sezioni, che tra loro sono complementari.
La prima sezione è quella dei TESTI, in cui troveremo i testi originali nella lingua usata dall’apostolo Paolo che, come è ben noto, è il greco della Koiné, unitamente alle traduzioni di G. Diodati e di G. Luzzi; seguirà il testo tradotto direttamente dall’originale da D. Solina.
Questa sezione costituirà il primo banco di prova per i corsisti, che dovranno analizzare il testo a partire dall’originale in lingua greca per poi giungere ad un esame più profondo e accurato del testo sacro, attraverso la mediazione delle altre tre traduzioni proposte.
La seconda sezione è quella delle NOTE LESSICALI, che presenta alcune parole chiave della dottrina apostolica, meritevoli di una analisi più attenta sotto il profilo semantico e linguistico, per pervenire così ad una comprensione più profonda e particolareggiata del messaggio dell’epistola.
Nella terza sezione, quella denominata APPROFONDIMENTI, esamineremo più a fondo gli argomenti principali trattati all’interno di ciascuna unità didattica, utilizzando talvolta delle schede di approfondimento, talora dei documenti, utili ad arricchire l’analisi della tematica studiata.
La quarta sezione, chiamata LABORATORIO, servirà alla verifica delle conoscenze e al controllo della comprensione e degli apprendimenti. In particolare, si proporrà ai corsisti una prova di verifica dopo aver sviluppato la I e la II unità didattica, e una prova di verifica conclusiva, ad espletamento dell’intero corso. Infine, nella quinta sezione denominata STRUMENTI, troveremo le tavole cronologiche relative agli avvenimenti storici più importanti del I secolo d.C. e le carte geografiche che riguardano i viaggi missionari dell'apostolo Paolo.
Per la buona realizzazione delle attività didattiche ci avvarremo di lavagne tradizionali, lavagne luminose e quant'altro possa risultare di supporto al percorso d'insegnamento-apprendimento.
Buon lavoro!
Unità didattica I
L’apostolo Paolo e la chiesa di Roma
Traduzione dal testo dell’epistola ai Romani Cap. 1:1-17
Traduzione letterale o calco di Romani Cap. 1:1-17
1 Paolo, schiavo(1) di Cristo Gesù, chiamato apostolo (2) separato per vangelo di Dio, 2 che egli aveva anticipatamente promesso mediante i profeti di Lui in scritture sacre 3 intorno al figlio di Lui nato, dal seme di Davide secondo la carne, 4 che è stato stabilito Figlio di Dio in potenza secondo Spirito di santità mediante la risurrezione (3) dai morti: Gesù Cristo , Signore di noi, 5 per mezzo del quale abbiamo preso grazia e apostolato per ubbidienza di fede fra tutte le genti per amore del nome di Lui, fra le quali siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo; 7 a tutti quelli che sono in Roma, amati da Dio, chiamati santi: grazia a voi e pace da Dio padre e dal Signore Gesù Cristo.
8 Prima di tutto ringrazio Dio di me attraverso Gesù Cristo per tutti voi, perché la fede di voi è raccontata(4) in tutto il mondo. 9 Testimone infatti di me è Iddio, che servo(5) nello spirito nel vangelo del figlio di Lui, che senza interruzioni menzione di voi faccio in ogni tempo attraverso le preghiere(6) di me, 10 chiedendo se mai una buona volta mi sia reso facile il cammino(7) nella volontà di Dio, per venire da voi. 11 Desidero infatti vedere voi, affinché a voi renda partecipe qualche dono(8) della grazia e affinché voi siate saldamente piantati(9). 12 E questo è per essere consolati insieme tra voi attraverso la fede che è negli uni e negli altri, voi ed io. 13 Ora non voglio che voi ignoriate, fratelli, che spesso mi sono proposto di venire da voi e sono stato impedito fino ad ora, affinché qualche frutto io abbia anche in mezzo a voi come anche in mezzo alle altre genti. 14 Ai greci e ai barbari, ai saggi e agli insipienti debitore sono: 15 così, per quanto dipende da me, sono pronto nei desideri anche voi in Roma ad evangelizzare. 16 Non infatti mi vergogno del vangelo; perché potenza di Dio è per salvezza di ognuno che crede, del Giudeo prima e del Greco; 17 poiché giustizia(10) di Dio in esso è rivelata da fede verso fede, come è scritto: il giusto da fede vivrà”.
Studi Pastore Dott. Domenico Solina