MARTYRES
Brevi note bibliche e storiche intorno alla chiesa primitiva
a cura del pastore Dott. Domenico Solina
a) Etimologia del vocabolo.
Il vocabolo greco màrtys (plur. màrtyres) indica colui che ha visto o udito direttamente qualcosa e che, per tale ragione, è testimone autentico di fatti realmente accaduti.
Così il plurale màrtyres nel Nuovo Testamento suole indicare i discepoli di Gesù, depositari della verità rivelata da Cristo, e, per volontà di Dio, testimoni ufficiali della sua vita, della sua morte e del suo insegnamento. Insomma i màrtyres per il Nuovo Testamento sono i testimoni autentici del Signore Gesù e della sua Parola.
b) Riferimenti biblici.
Nel Nuovo Testamento il vocabolo màrtys compare una sessantina di volte.
Come adesso vedremo attraverso alcuni versetti biblici, màrtyres sono i discepoli di Cristo che sono chiamati a raccontare ad altri i fatti vissuti in prima persona con il loro Maestro e che devono trasmettere fedelmente ai popoli la parola di Dio.
Ecco alcuni passi fondamentali:
“Così sta scritto, e così era necessario che il Cristo soffrisse e resuscitasse dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicasse il ravvedimento e il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Or voi siete testimoni (in greco martyres) di queste cose”. (LUCA 24:46.48). Quindi i discepoli sono chiamati da Gesù a testimoniare della sua passione, della sua resurrezione e della sua grazia salvifica a tutte le genti; la parola di Gesù, “or voi siete testimoni di queste cose”, significa essenzialmente che il messaggio di testimonianza dei discepoli deve basarsi su tre punti fondamentali:
1) la crocifissione di Cristo
2) la sua gloriosa resurrezione
3) la grazia e il perdono per chiunque si pente di cuore.
I discepoli erano testimoni di queste cose perché realmente le avevano vissute e realizzate nella loro vita ed avevano visto con i loro occhi e toccato con le loro mani (I GIOV. 1:1-4) Gesù crocifisso, Gesù risuscitato dai morti e, soprattutto, avevano ricevuto nei loro cuori la traboccante grazia di Dio.
Pertanto i discepoli non potevano sottrarsi alla missione che Gesù aveva loro affidato, le parole “or voi siete testimoni di queste cose” erano entrate nel profondo del loro cuore. Infatti, l’apostolo Pietro dirà più avanti: “e noi siamo testimoni di tutte le cose che egli ha fatto nel paese dei Giudei e in Gerusalemme… Or egli ci ha comandato di predicare e di testimoniare che egli è colui che Dio ha costituito giudice dei vivi e dei morti” (ATTI 10:39.42).
Da questa citazione neotestamentaria è chiaro che la testimonianza non è un optional per la Chiesa, ma è, in realtà, un rigoroso comandamento di Gesù, per cui Pietro afferma: “Egli ci ha comandato di predicare e testimoniare…”.
Il Maestro ordina ai suoi discepoli di seguirlo nel cammino della testimonianza, un cammino ostico e rischioso che li porterà ad affrontare diverse situazioni, spesso difficili, come appunto spiega Gesù prima di morire in croce: “Guardatevi dagli uomini, perché vi trascineranno davanti ai loro sinedri e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe. E sarete condotti davanti ai governatori e davanti ai re, per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai gentili” (MATTEO 10:17-18).
c) Riferimenti storici
Da quanto abbiamo appena letto è evidente che il rendere testimonianza era un comandamento, che investiva totalmente la vita dei discepoli. Essi avevano un obiettivo fondamentale e una priorità assoluta: raccontare fedelmente le opere di Cristo a tutto il mondo. Ma come si poteva obbedire al comandamento di Gesù quando insorgevano persecuzioni e ostilità nei confronti dei testimoni? Gesù stesso aveva predetto le avversità che avrebbero accompagnato la testimonianza dei suoi discepoli dicendo: “il fratello consegnerà a morte il fratello e il padre il figlio; e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi avrà perseverato fino alla fine, sarà salvato. E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima…” (MATTEO 10:21-22.28).
Le possibilità di scelta erano quindi due: o tacere e tenere occulto il Vangelo della salvezza, e quindi disobbedire al comandamento divino, o essere testimoni di Cristo e correre il rischio di morire per obbedire al Maestro.
I discepoli primitivi, riempiti dallo Spirito Santo e dalla potenza celeste, avevano scelto di obbedire al comandamento del Signore Gesù e di seguirlo nel cammino della testimonianza: “… e mi sarete màrtyres in Gerusalemme e in tutta la Giudea, in Samaria e fino all’estremità della terra” (ATTI 1.8).
Per fedeltà al comandamento divino, tanti màrtyres, testimoni della parola di Dio furono torturati, perseguitati e uccisi, confessando sino all’ultimo istante la propria fede in Gesù Cristo.
La gioia e il coraggio con cui i màrtyres affrontavano la morte portò alla conversione migliaia di increduli, giudei e pagani. Nei primi tre secoli dell’era cristiana si susseguirono le feroci persecuzioni degli imperatori, che produssero migliaia di martiri.
Tra gli imperatori più accaniti contro i cristiani ricordiamo Nerone, Marco Aurelio, Massimino il Trace, Decio, Valeriano e Diocleziano.
Questi uomini, considerando la fede cristiana una grave minaccia per il potere imperiale, usarono ogni mezzo e ogni strategia persecutoria per reprimere la fede nascente. Per esempio, venivano diffuse false notizie intorno ai cristiani per accusarli e condurli al supplizio. Si diceva, infatti, che i seguaci di Cristo fossero colpevoli di lesa maestà, cannibalismo e orge incestuose per screditare la loro fede.
Il risultato, però, fu contrario: mentre gli imperatori pensavano di sopprimere le comunità cristiane uccidendo i predicatori e i neofiti, le chiese, invece crescevano sempre più, perché i pagani venivano profondamente colpiti dalla fede meravigliosa dei màrtyres, i quali morivano giubilando e dando gloria a Dio dinanzi ai governatori e a tutto il popolo.
Tertulliano (155-222 d.c.), grande dottore della chiesa primitiva, giustamente scrisse: “Ogni volta che voi mietete sul nostro campo noi ci moltiplichiamo. Il sangue dei cristiani è una semenza feconda”.
Pastore Domenico Solina