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2Corinzi 12:15
E io molto volentieri spenderò e sacrificherò me stesso per voi. Se io vi amo tanto, devo essere da voi amato di meno? |
Il discepolo che Gesù amava
Studi sui testi originali del Vangelo di Giovanni
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q Lezione I La deità di Gesù Cristo e la sua incarnazione (Giov. 1:1-18)
q Lezione II Signore, tu hai rhèma di vita eterna (Giov. 6:60-71)
q Lezione III Il gran giorno della festa (Giov. 7:1-8; 37-39)
q Lezione IV La promessa del Paraclèto (Giov. 14:15-26)
q Lezione V I travagli dei discepoli che aspettano lo Spirito Santo (Giov. 6:17-25)
q Lezione VI Il discepolo che Gesù amava (Giov. 21:15-20)
Traduzione letterale o calco della I lezione, Giovanni 1:1-18 A cura del pastore Domenico Solina
1Nel principio era il Logos(*) e il Logos era presso Dio e il Logos era Dio.2 Questo era in principio presso Dio.3 Tutte le cose sono state fatte per mezzo di Lui e senza di Lui neanche una delle cose è stata fatta.4 In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini.5 E la luce appare nelle tenebre e le tenebre non la compresero(*).6 Vi fu un uomo mandato da Dio il cui nome era Giovanni:7 Costui venne per testimonianza(*), per dare testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui.8 Non era lui la luce, ma affinché desse testimonianza alla luce.9 (Il Logos) era la luce quella vera, che illumina ogni uomo, il quale viene al mondo.10 Nel mondo era e il mondo fu fatto per mezzo di Lui e il mondo non lo conobbe.11 Venne nella sua proprietà(*) e quelli appartenenti a Lui non l’hanno accolto.12 Ma quanti lo hanno ricevuto, a quelli ha dato l’autorità di diventare figli di Dio, a coloro che credono nel suo nome,13 i quali non da sangue, né da volontà di carne, nè da volontà di uomo ma da Dio sono nati.14 E il Logos divenne carne ed ha vissuto in una tenda(*) fra noi e abbiamo contemplato la gloria di Lui, gloria dell’unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.15 Giovanni rende testimonianza intorno a Lui e grida dicendo: questi è colui del quale dissi: colui che viene dopo di me mi ha preceduto, perché era prima di me.16 E noi tutti dalla sua pienezza(*) abbiamo ricevuto grazia su grazia.(*) Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosé, la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo.18 Nessuno mai ha visto Dio: l’unigenito Dio che è nel seno del Padre, quello l’ha condotto fuori.
Commento al testo originale La deità di Gesù Cristo e la sua incarnazione (Giov. 1:1-18)
(*) Archè: è il sostantivo greco che viene tradotto con ‘‘principio’ e dà l’idea dell’inizio, dell’origine, della causa prima da cui discende ogni cosa. Secondo molti padri della chiesa e studiosi della Bibbia il principio, l’archè di tutte le cose è Dio stesso (Ap. 21 :6; Col. 1:18…). (*) Logos: è il “Pensiero”, la “Ragione” che si fa “Parola”. Nel prologo di Giovanni è ben chiaro che la Parola è Dio e sussiste già prima della creazione, fuori dal tempo e, quindi, nell’eternità con il Padre. Il Logos crea tutte le cose, sia visibili che invisibili: “senza il Logos neanche una delle cose è stata fatta” (v.3). (*) “Non lo compresero”: il verbo greco è katalambàno che dà l’idea del “prendere con la forza, dell’impadronirsi di qualcosa” e, di conseguenza, significa anche “comprendere”. (*) “Proprietà” nel testo greco abbiamo eis tà idìa che letteralmente significa “verso le cose proprie” ovvero “appartenenti alla sua persona’’. Pertanto si può tradurre, come d’altronde fanno autorevoli biblisti – “nella sua proprietà privata o personale”. E’ evidente il riferimento ad Israele, il popolo eletto da Dio per essere la sua proprietà particolare. (*) “Ha vissuto in una tenda”: il verbo greco è schenòo e significa letteralmente “piantare una tenda”, ma anche “vivere sotto una tenda”. Tale verbo indica l’idea precisa dell’abitare in una tenda che, come sappiamo da alcuni testi biblici (lI Cor.5:1-4: Il Pie. 1:13-14), rappresenta la dimora momentanea costituita dal nostro corpo terreno. (*) Pienezza: il vocabolo greco è plèroma e si riferisce alla natura perfetta e completa di Gesù Cristo che, in quanto Dio, è dotato della pienezza della deità. (*) Grazia: il vocabolo greco è chàris che nella sua valenza base designa la bellezza, la “grazia” delle forme, ma nel linguaggio biblico chàris designa la bellezza di Dio che si manifesta nella benevolenza, nel favore, nel far grazia all’uomo. Questa chàris si rivela inizialmente con il dono gratuito del perdono dei peccati e della salvezza, ma continua ad operare anche dopo la nuova nascita, infondendo nel credente le virtù soprannaturali dello Spirito santo e, progressivamente, mediante la santificazione, tutta la bellezza dell’immagine di Dio. (*) Verità: il vocabolo greco è alètheia, che significa letteralmente “senza nascondimento” e, quindi, schiettezza, sincerità, verità. In Gesù Cristo, che è il Logos eterno rivelato agli uomini, Dio non tiene nascosti i suoi tesori di sapienza e conoscenza, ma, piuttosto, decide di portarli alla luce. Questa “uscita dal nascondimento (v. Is. 45: 15; Efes. 3:9 Prov. 25:2) avviene con l’incarnazione del Figlio che rivela la verità eterna agli uomini.
Tema: Le epistole pastorali dell’apostolo Paolo.
Studi sui testi originali della 1° e 2° lettera di Paolo a Timoteo.
PROGRAMMA DELLE LEZIONI:
ü Unità didattica 1:Timoteo, mio vero figlio nella fede.
ü Unità didattica 2:Le caratteristiche dei vescovi e dei diaconi.
ü Unità didattica 3:Custodisci il buon deposito.
ü Unità didattica 4:Il tempo della dipartenza dell’apostolo Paolo.
Ø Timoteo mio vero figlio nella fede.
Ø Scheda di approfondimento: L’educazione di Timoteo e il ruolo dei genitori nella formazione dei servi di Cristo.
(1° Timoteo 1: 1-2; 1° Timoteo 1:18-19; 1° 4: 11-16; 1° Timoteo 6: 11-12)
Unità Didattica 1: Timoteo, mio vero figlio nella fedeTRADUZIONE LETTERALE O CALCOa cura del Pastore Domenico Solina
“ 1 Paolo, apostolo di Gesù Cristo, per comando di Dio, salvatore di noi e di Cristo Gesù speranza di noi, 2 a Timoteo genuino (1) figlio in fede: grazia, misericordia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù, Signore di noi “ (1° Timoteo 1: 1-2) “18 Ti affido (2) questo comando militare (3), o figlio Timoteo, secondo le profezie fatte innanzi su di te, affinché tu conduca per mezzo di essa la buona campagna militare (4) 19 avendo fede e buona coscienza, che alcuni avendola gettata via (5) hanno fatto naufragio nella fede” (1° Timoteo 1: 18-19) “11Comanda questo e insegna. Nessuno guardi dall’alto (6) al basso la tua giovinezza, 12 ma divieni un modello (7) ai fedeli nella parola nel modo di vivere,(8) nell’amore, nello spirito, nella fede e nella purezza (9). 13 Finché io venga dedicati alla lettura (10), all’esortazione, all’insegnamento. 14 Non trascurare il càrisma (11) che è in te, che è stato dato a te per profezia con l’imposizione delle mani del collegio degli anziani. 15 Esercita queste cose (12), sii in queste, affinché il tuo avanzamento (13) sia manifesto a tutti. 16 Bada a te stesso e all’insegnamento, persevera in queste cose: infatti, facendo questo e salverai te stesso e quelli che ti ascoltano. (1° Timoteo 4: 11-16) “11 Ma tu, o uomo di Dio, fuggi queste cose: insegui invece giustizia, pietà, fede, amore, costanza, dolcezza di carattere.(14) 12 Combatti il buon combattimento (15) della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la bella confessione di fronte a molti testimoni (1°Timoteo 6: 11-22) “10 Ma tu hai seguito da vicino l’insegnamento di me, la condotta, il proposito, la fede, la longanimità,(16) l’amore, (17) la sopportazione, 11 le persecuzioni, le sofferenze, che mi avvennero ad Antiochia, e da tutte mi ha fatto scampare (18) il Signore. 12 E infatti tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati, 13 ma gli uomini malvagi e gli impostori (19) progrediranno verso il peggio traviando ed essendo traviati (20). 14 Ma tu dimora nelle cose che hai imparato e nelle quali sei stato accertato sapendo da chi hai imparato e 15 che da fanciullo (21) Sacre scritture hai conosciuto le quali sono potenti da darti la sapienza, per la salvezza mediante la fede, quella in Cristo Gesù. 16 Ogni (22) scrittura è ispirata da Dio e utile all’insegnamento, alla convinzione, alla correzione, all’educazione, quella nella giustizia, 17 affinché completo (24) sia l’uomo di Dio, equipaggiato per ogni opera buona. Note al testo unità didattica 1
1. L’aggettivo greco gnèsios significa “appartenente alla stirpe (in greco ghènos) cioè legittimamente generato, legittimo opposto a nòthos” (Liddell-Scott). Il figliolo gnèsios è quindi il figlio vero e genuino in contrapposizione a nòthos, che è il figlio illegittimo.
2. Il verbo greco paratìtemi in questo caso significa “ depositare ciò che appartiene ad uno nelle mani di un altro, consegnare, affidare” (Liddell-Scott).
3. Il vocabolo greco è paranghellìa che significa “comando, ordine dato ai soldati” (Liddell-Scott).
4. Il vocabolo greco è stratèia che letteralmente significa spedizione, campagna militare che include più combattimenti e battaglie.
5. Il verbo “gettare via” (in greco apotèo) esprime l’idea del gettare con forza e risolutezza un oggetto; in questo caso si tratta di un atto di violenza nei confronti della coscienza (in greco syneidèsis) che, nel corso della navigazione, viene gettata a mare. La coscienza è, infatti, la bussola del cristiano, che, se rigettata e non ascoltata, comporta per il credente un irreparabile naufragio spirituale.
6. Il verbo greco è catafronèo che esprime l’idea che sta spesso alla base del disprezzo, cioè il guardare dall’alto in basso.
7. La parola qui tradotta “modello”, in greco è typos, che nel Nuovo Testamento significa modello o esempio. Nella sua accezione originaria significa colpo o impronta impressa da un colpo su una superficie.
8. La parola greca anastrofé nel Nuovo Testamento significa modo di vivere, di condursi e, quindi, comportamento, condotta.
9. Il vocabolo greco agnèia significa purezza e castità non solo spirituale e morale, ma anche fisica e corporale.
10.Qui la parola greca anàgnosis è da intendere “lettura ad alta voce” ai fratelli della chiesa. Ad essa seguiva l’esortazione (in greco paràklesis) e l’insegnamento (in greco didaskalìa = dottrina), quest’ultimo fondato sulla spiegazione delle grandi verità cristiane.
11.L’apostolo Paolo invita il suo “figliolo genuino” a non essere negligente e a curare il càrisma, che gli è stato trasmesso attraverso parola profetica dal collegio degli anziani. Càrisma è il dono della grazia divina“ ( ricordiamo che in greco chàris significa grazia) che Timoteo aveva ricevuto dal Signore Gesù in dote per il suo ministerio pastorale.
12.Il verbo greco meletào può significare sia curare e applicarsi a qualcosa sia esercitare. Quest’ultimo significato sembra avvicinarsi di più alla metafora atletica espressa ai versetti 7-8.
13.Il vocabolo greco prokopè, appartenente anch’esso al linguaggio militare, nella sua accezione originaria dà l’idea “dell’aprirsi la strada davanti” (Liddel-Scott), operazione che solitamente i soldati dell’avanguardia compiono con spade e scuri per creare un percorso per l’esercito nelle foreste o nelle selve. Prokopè è quindi l’avanzamento su un percorso che bisogna faticosamente creare tagliando con la spada dello spirito, che è la Parola di Dio (Efesini 6:17), tutto ciò che ostacola l’avanzamento e il progresso di un servo di Dio e della chiesa di Gesù Cristo.
14.Quest’ultima virtù, qualità assai rara nell’uomo, deve essere presente nel ministro di Dio. Si tratta della praupathìa, che indica la gentilezza dei sentimenti e la dolcezza di carattere (Liddel-Scott), che non devono mancare nell’esercizio del ministerio all’interno della chiesa.
15.Il vocabolo agòn nel mondo greco indica la gara svolta in pubblico per il conseguimento di un premio, ma assume anche il significato di battaglia e di combattimento.
16.Il vocabolo greco makrothumìa indica la longanimità ovvero un’anima grande che sopporta con pazienza. Luzzi e Diodati traducono makrothumìa “pazienza”, Ricciotti invece traduce “longanimità”.
17.Il vocabolo greco è agàpe che nel Nuovo Testamento indica l’amore di Dio profuso nel cuore dei credenti per mezzo dello Spirito santo.
18.Anche il verbo eryo appartiene al linguaggio militare e indica la protezione che viene realizzata con armi difensive.
19.Traduciamo “impostori” la parola greca goètes (plurale di goès). Nel mondo greco goès è “chi pronuncia incantesimi gemendo o urlando, uno stregone, un mago, un ciarlatano o un impostore” (Liddell-Scott).
20.Il verbo planào indica letteralmente “il girare qua e là”, e nella sfera spirituale, il deviare da una retta via a causa della seduzione.
21.Il vocabolo greco brèfos indica il bimbo appena nato, quello che noi comunemente chiamiamo neonato.
22.Un numero cospicuo di traduttori (Diodati, Nardoni, Ricciotti, Paoline) traduce “tutta la scrittura”. Abbiamo preferito, invece, la traduzione “ogni scrittura” (che è anche quella del Luzzi) per porre in rilievo che le Sacre Scritture in ogni punto sono ispirate da Dio. Tuttavia, entrambe le traduzioni sono grammaticalmente possibili.
23.Il vocabolo greco paidèia è ricchissimo di significati e importantissimo per la cultura greca. Paidèia è letteralmente l’allevamento e l’istruzione di un bambino, cioè tutto quel patrimonio di insegnamenti e di istruzioni sane necessarie alla completa formazione-educazione di un uomo.
24.Il vocabolo àrtios significa “appropriato, completo o perfetto nel suo genere, adulto” (Liddell-Scott).
SCHEDA DI APPROFONDIMENTO DELLA 1° Unità didattica:
L’educazione di Timoteo: il ruolo dei genitori nella formazione dei servi di Cristo.
Il nome di Timoteo appare per la prima volta in Atti cap. 16, vers. 1 quando Luca, scrittore degli Atti degli apostoli, ci fornisce informazioni sul secondo viaggio missionario dell’apostolo Paolo e su colui che divenne suo figlio genuino nella fede. Leggiamo così in Atti 16 vers. 1-3: “ Or egli (Paolo) giunse a Derbe e a Listra; qui vi era un discepolo di nome Timoteo, figlio di una donna giudea credente, ma di padre greco di cui rendevano buona testimonianza, i fratelli di Listra e di Iconio. Paolo volle che questi andasse con lui, così presolo con sè, lo circoncisero a motivo dei giudei che erano in quei luoghi, perché tutti sapevano che suo padre era greco” (Diodati Riveduta). Da queste informazioni desumiamo che in Timoteo si mescola il sangue ebreo e greco: egli è figlio di una ebrea della diaspora e di un uomo greco. Apprendiamo inoltre da 2° Timoteo 1: 5 alcune importanti notizie sulla famiglia di Timoteo: “Io ricordo infatti la fede non finta che è in te, la quale abitò prima nella tua nonna Loide e nella tua madre Eunice e, son persuaso, abita in te pure” (Luzzi). Questo versetto getta luce sulla fede genuina e sincera della madre e della nonna che si occuparono dell’educazione cristiana di Timoteo sin dalla sua tenera età. La fede delle due donne (mentre il padre greco a quanto pare non era credente) fu determinante nella formazione del carattere e del ministerio del futuro pastore della chiesa di Efeso. L’apostolo Paolo ci rivela un particolare della vita di Timoteo ancora fanciullo. Ascoltiamo l’apostolo delle genti: “E che fin da fanciullo (in greco brèfos) hai avuto conoscenza degli scritti sacri” (2° Timoteo 4: 15). Da questo versetto deduciamo che sin da piccolissimo (il brèfos infatti è il fanciullo appena nato), Timoteo ha ricevuto un’istruzione scritturale sana e profonda che si mostrerà utilissima per la formazione del suo ministerio. Questo versetto ci tocca profondamente perché valorizza tantissimo il ruolo dei genitori cristiani (in questo caso anche dei nonni) e la loro funzione pedagogica. Il vocabolo greco brèfos peraltro ci riconduce ad un’educazione iniziata da madre Eunice e nonna Loide fin dai primi anni di vita dell’infante Timoteo, forse con la lettura cantata dei salmi o con il racconto semplificato delle grandi storie bibliche. Oggi, come spesso si dice, è impossibile impartire la stessa educazione ai nostri bambini. Si dice che i tempi sono cambiati e sono mutati anche i soggetti da educare. Tutto ciò è vero, ma secondo illustri pedagogisti, i bambini, sin da i tre o quattro anni di età, hanno una straordinaria capacità di memorizzazione. È stato accertato che nei primissimi anni di vita (in particolare dai quattro agli otto anni) i bambini manifestano ottime capacità di ricezione e di registrazione di contenuti. Sulla scorta di questi dati e dell’esempio del piccolo Timoteo, dovremmo essere più attenti e scrupolosi nell’educazione dei nostri bimbi sin dalla tenera età. Pertanto, i genitori sono insostituibili nel processo educativo dei bambini e nella maturazione perfetta dell’uomo di Dio. Tuttavia la società attuale sta sminuendo e svalutando notevolmente la funzione pedagogica dei genitori sovrapponendo ad essi modelli negativi che spesso vengono presi in considerazione dai bambini e dai giovani. Pensate ai giochi violenti della play-station, ai programmi spesso immorali e diseducativi della televisione o all’influenza negativa di certi slogan pubblicitari edonistici e trasgressivi; oppure considerate i risvolti che si stanno presentando con la rivoluzione telematica e, in particolare, con la navigazione su internet o, ancora, con la rivoluzione comportata dalla tv digitale. Spesso i bambini sono lasciati per molte ore davanti a questi mezzi distruttivi e diseducativi senza alcun controllo dei genitori. Gli effetti sono assai deleteri e sotto gli occhi di tutti: nervosismo, ansia, turbe psichiche, violenza, gesti inconsulti, immoralità, etc. Eppure parecchi sociologi ed intellettuali chiamano trionfalmente questa società la” società della conoscenza”. Ma quale conoscenza senza Cristo e i suoi insegnamenti divini? I genitori cristiani aspetteranno che la società attuale “formi” ed “educhi” i loro figli con le sue immagini immorali e trasgressive e con i suoi ideali bugiardi, oppure investiranno tempo e forze spirituali per educare i loro figli con la parola di Dio come fecero madre Eunice e nonna Loide? I genitori del terzo millennio sapranno affrontare la sfida del “presente secolo” e avranno la capacità di formare in famiglia e in chiesa i futuri soldati di Cristo?
Accogliamo, dunque, con cuore aperto l’esortazione apostolica:
“E non vi conformate a questo secolo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente affinché conosciate per esperienza qual sia la volontà di Dio, la buona, accettevole e perfetta volontà”. (Romani 12:2, traduzione del Luzzi)
Continua…
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